21/04/18

Survivalism o Neomonachesimo?


Un nuovo monachesimo è alle porte? Pensiamo ai grandi e medi sistemi urbani, riflettiamo sulla loro fragilità intrinseca, sulla loro complessità ed interconnessione. Ogni sistema è collegato e funzionale ad un altro in una catena che vede a monte di tutto l’energia elettrica. Ogni parte del tutto però possiede una sua fragilità, pensiamo al traffico di una media metropoli. Per bloccare la circolazione bastano una manciata di incidenti od auto ferme in posti strategici ed il sistema si ferma, basito. Ogni congerie di sistemi complessi e correlati quindi è estremamente vulnerabile. Le città moderne sono proprio uno di questi esempi.


Durante il celebre black-out del 2003 abbiamo assistito a cosa significhi un’interruzione generalizzata dell’energia elettrica su scala nazionale. La vita civile ha retto solo perché si è trattato di una sospensione di poche ore e perché avvenne tutto nelle ore notturne e di domenica.

L’urbanizzazione è continuata nei decenni appena trascorsi e troppe cose sono state date per scontate. L’automatizzazione di molte funzioni meccaniche ad esempio ha comportato una loro dipendenza dall’energia elettrica: abitazioni raggiungibili solo con ascensori, scale mobili, aperture comandate, sistemi di sicurezza … . Dato che importiamo una buona percentuale di energia dall’estero, cosa accadrebbe se questa fornitura si interrompesse per motivi tecnici o politici? Un altro black-out duraturo? Possiamo solo immaginarne le conseguenze.


Oggi è possibile condurre vite sperimentali ed appaganti al di fuori dei centri urbani. E’ possibile costruire alloggi e rimesse con materiali naturali in autocostruzione a prezzi molto bassi, è possibile avviare una serie di coltivazioni a bassa manutenzione e gestire molte lavorazioni in proprio. E’ semplice inoltre provvedere alla conservazione tradizionale del cibo ed al riscaldamento naturale degli alloggi. Con semplici provvedimenti è possibile avvicinarsi ad un consumo quasi nullo con l’obiettivo del distacco totale dalle reti. Tutto ciò è alla portata di molti grazie a poche semplici tecnologie ormai ben sperimentate.


Ciò che manca forse è la mentalità. Immagino un gruppo affiatato di ragazzi che imposta la sua vita sociale in modo creativo ed indipendente. Possiamo anche immaginare un insieme di persone legate da interessi comuni, allestire un organismo abitativo finalizzato allo studio ed alla ricerca oppure semplicemente una serie di nuclei familiari in armonia e condivisione. Una forma di monachesimo elettiva, attiva, creativa. Ricordiamoci che le abbazie medievali altro non erano che centri avanzatissimi di ricerca applicata e studi teorici con un’organizzazione sociale interna molto avanzata. Togliamoci dalla testa lo stereotipo del minimalismo punitivo che è giunto sino a noi.


Chissà che non sia il momento in Italia di colonizzare parti meravigliose del nostro territorio in questo modo? Sappiamo bene come la biosfera sia contaminata in modo irreversibile, eppure i fiori, continuano a sbocciare.

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