04/07/17

Riprendiamoci il Paese


L’uomo non è un animale sociale. Prova ne sono le liti condominiali, una caratteristica costante delle nostre esistenze ed intrinseca al vivere impilati in loculi di cemento armato, senza volerlo.

La socialità di massa dell’uomo è una modalità di vita imposta dalla necessità. Vivere in gruppi estesi facilita la sopravvivenza e moltiplica le opportunità di condurre una vita materialmente agiata e sicura.

Le società contemporanee degli uomini però (ma anche quelle sumere) sono costrutti artificiali pianificati dai vertici, ben differenti da quelle comunità piccole o medio/piccole sorte spontaneamente nei millenni. L’Italia è piena di queste proto-comunità naturali, vicine ai corsi d’acqua ed alle risorse primarie, incastrate nel contesto naturale ed edificate con materiali e forme locali ed organiche.

Queste proto comunità naturali contavano poche decine o centinaia di esseri umani, in organizzazioni sociali spontanee, con ruoli funzionali alla buona riuscita della comunità ed alle predisposizioni individuali. L’abbandono odierno di queste comunità è preoccupante. Proprio nel mondo moderno, in cui si dispone di notevolissimi mezzi di trasporto e comunicazione, questa tragedia umana ed ambientale è sinceramente difficile da accettare e comprendere.


L’inurbamento di massa non è più funzionale per la ricerca di un lavoro e comporta notevoli riflessi negativi all’integrità psico/fisica di un individuo. Il recupero della vita in queste comunità è quindi auspicabile e produttivo. Il vivere in piccole comunità inoltre permette una notevole autonomia non solo materiale ma anche spirituale. Lontani dai grandi sistemi di controllo delle masse, è possibile immaginare un’esistenza più libera e serena. Non a caso in ogni paesino sono stati inseriti dai centri di controllo una chiesa ed una caserma dei carabinieri, le basi degli uomini in nero della nostra società italica.

Oggi si pensa di regalare questi gioielli di vita comune ai clandestini, i deportati scodellati sul suolo italico dai satanisti/massoni che ci governano. Ebbene a nostro parere non è un caso. Relegare gli italiani nelle grandi masse urbane alle prese con mille problemi esistenziali, economici, burocratici e creare piccole comunità semi-autonome e naturali negli entroterra regionali (abitate dai soli clandestini deportati) vuole favorire evidentemente questi utlimi.


Riprendiamoci quindi questi centri, restauriamoli e rendiamoli vivi e forti. Con le tecnologie a nostra disposizione (fotovoltaico, comunicazioni) e tanta immaginazione c’è la reale possibilità di creare ambienti abitativi liberi e produttivi, esempi per scelte simili.

Una parcellizzazione estesa, è molto più difficile da controllare da parte dei globalisti. Migliaia di microeconomie possono sfuggire più facilmente alle imposizioni totalitarie. Un’educazione libera impedirebbe il lavaggio del cervello dei nostri ragazzi. L’identità individuale ne gioverebbe, assieme ad individui simili per elezione. Un’esistenza in contesti più naturali, nonostante i veleni delle scie chimiche, contribuirebbe all’accrescimento spirituale ed a innalzare le difese fisiche. Eliminando le brutture edificate negli ultimi cinquanta anni infine, si potrebbero ripristinare le antiche bellezze di questi contesti.

L’ostacolo più grande da superare è dentro di noi. E’ il narcisismo imposto che non ci permette di fare queste scelte. E’ la seduzione effimere degli orridi premi materiali suggeriti: quei giocattolini per bambini scemi, strombazzati ad arte dall’orrida pubblicità.

2 commenti:

  1. Hai ragione,anni fa mi sono trasferito in uno di
    questi piccoli comuni e sono felice d'averlo fatto.
    Non è per tutti perchè non c'è lavoro,bisogna inventarselo,ma è fattibile,e,soprattutto,per i piu'non ci sono gli svaghi da loro tanto amati.
    Ai pastori e contadini creano costantemente leggi
    assurde che contribuiscono spesso alla loro resa.

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    1. L'attacco burocratico è spietato. Nei borghi però la resistenza sarà più facile.

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