24/10/16

Fondamenta


Non si possono ignorare le profonde visioni dell’autore del blog fragmenta. Da esse possiamo raccogliere a nostro vantaggio lucide visioni di un passato remoto ancora attivo, vigile, utilissimo. Pur distante dalla mia ‘imago mundi’, riconosco in lui la saldezza di un missionario e la scaltrezza di un iniziato. Ecco una delle sue lucide somme:  
  

La vita, il suo mistero essenziale, approderebbe in questa terra dopo aver navigato attraverso un oceano di tenebre. Da tempo immemore qui la “scintilla “ è impastata al fango, addensata, diversificata in molteplici contrasti chiaroscurali che nel tempo attuale culminano nell’aspettativa puramente apocalittica.

Nel centro dell’uomo, oltre ogni possibile manomissione egli abbia potuto subire o sperimentare, oscilla invisibilmente la sua qualità sensibile, più o meno “opacizzata” e che può essere definita come il primo “magnete” rinsaldante l’animo al motivo maggiormente eclissato della consapevolezza.

L’essenza della consapevolezza, dunque, consisterebbe nella facoltà d’intuire l’esistenza di una memoria pre-universale che è assolutamente coincidente con la prefigurazione stessa della morte fisica (intesa come culmine e perfezionamento del percorso esistenziale) e, pertanto, all’idea di “destino”, per la quale a un dato momento dell’antichità preistorica si resero necessarie le iniziazioni ai Sacri Misteri perdurati fino all’età Classica.

L’esigenza pressante fu quella dettata dalla necessità di purificare l’intuizione, di tergere l’enigmatica "lente interiore" che fin dai primordi inesplorati della vita cosciente predispone l’animo ad accogliere i raggi del sole fin dentro le profondità cardiache del corpo fisico e, ugualmente, di averli potuti riflettere sulle pareti preistoriche di caverne-tempio per mezzo di semplici segni infinitamente enigmatici, che preordinarono nell'uomo le molteplici differenziazioni degli stati di coscienza; elevata solo per mezzo dell’ispirazione detta “profetica”.

In età a noi più prossime, memorabili furono i Misteri eleusini, chiamati anche “epopti”, termine derivante da una radice greca che significa “vedere”, alludendo con ciò alla visione emblematica di una comprensione ulteriore che fu definita anche come “seconda nascita”: la reminiscenza propriamente estatico-veggente o anche “ideazione suprema” di una vita posta oltre la vitalità fisica ordinariamente intesa e considerata da tutte le culture tradizionali come la maggiore delle conoscenze possibili.

L’uomo arcaico, crediamo affatto rozzo ma bensì supremamente “ingenuo” e maggiormente centrato dell’attuale: esistenzialmente bilanciato da una “solidità onirica” del tutto ignota al nevrotico uomo contemporaneo, consacrava puntualmente la forza, la salute così come la malattia, ad invisibili centri di potere. Lui comprese (non credeva) che da tali “invisibili centri” scaturiva la vitalità e la coscienza che animavano il tutto e dove ogni possibile manifestazione sensibile rintraccia il suo principio seminale.

La convinzione è che ogni atto e pensiero realizzano un’eco inudibile ma ugualmente risonante nel dominio maggiore da cui scaturisce la totalità della vita, dunque, ogni atto o pensiero rimandano necessariamente ad un significato maggiore, tanto nel bene quanto nel male, realizzando un’incisione sovrasensibile in quel fondo cangiante che è l’alveolo stesso in cui scorre il flusso del tempo.

Destino, Fato o Provvidenza, altro non sarebbero che le impalpabili emanazioni, i “germogli scintillanti” di tale predeterminazione universale che ha reso il Cosmo così intimamente partecipe di se stesso.


L’alchimia, dunque, si relaziona alla Tradizione come un ramo si dirama dal tronco. L’alchimia costituisce la metamorfosi operativa degli antichi misteri, la sostanza simbolica di ciò che la Tradizione alchemica identifica con l’Uovo Filosofico, consiste nell’incubazione interiore (elaborazione a perfezione) di tale nucleo propriamente "ispirativo", che, di fatto, costituirebbe il calore necessario e insostituibile affinché possa compiersi la schiusa allegorica del prodigio metafisico internato nei misteri dell’essere cosciente. Qui l’interiorità dilata la percezione ben oltre le proporzioni del Cosmo esteriore.

In tale superamento, propriamente definibile come effettivo “attraversamento dimensionale”, è realizzato il senso ultimo di ogni apocalisse - rivelazione finale per eccellenza - connessa al definitivo svolgimento di un Ciclo cosmico e, pertanto, della stessa apocatastasi - restaurazione ultima - intesa come promessa garantita (aspettazione che diviene certezza) della resurrezione nello spirito.

La cosiddetta “integralità ermetica” della persona fonda nell’ispirazione, e solo attraverso questa l’essere poté intuire se stesso. L’ispirazione o anche “suprema intuizione” testimonia la schiusa interna alla coscienza di un “seme lirico” da cui fiorisce l’intero universo. Lo spirito preesisterebbe a questo metaforico seme intuitivo che costituisce la sua unica possibilità d’ingresso, la su unica possibilità d’irruzione nel dominio di una materia altrimenti sorda e indifferenziata. L’intuizione o ispirazione realizzerebbe l’unico presupposto della Memoria autentica, da cui può germogliare la Dignità, intesa come la Grazia e la Fermezza proprie alla nobiltà dell’animo e senza le quali la persona si relega alla condizione di una schiavitù e miseria infinita; indipendentemente che siano le circostanze esteriori che arrivano a sostenerne la presenza.

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